Novità in Sapienza
cento | 04 Settembre, 2008 23:09
Marco Balsi chiede di inoltrare la seguente lettera aperta ai Colleghi della Facoltà
UFFICIO DI PRESIDENZA
(La Segreteria)
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LETTERA APERTA AI CANDIDATI RETTORI DELL’UNIVERSITÀ “LA SAPIENZA” SULLA RICERCA DI INTERESSE MILITARE
Roma, 31 agosto 2008
Sono
un ricercatore del Dipartimento di Ingegneria Elettronica
dell’Università “La Sapienza”. Mi rivolgo a voi candidati alla carica
di Rettore della nostra Università, per sottoporvi una questione che mi
sta a cuore e che mi sembra di notevole importanza etica e sociale,
allo scopo di conoscere come intendete, se eletti, orientarvi rispetto
alle attività di ricerca di diretto interesse militare svolte dai
nostri dipartimenti.
Personalmente
sono a conoscenza del fatto che nell’ambito del mio Dipartimento
vengono svolte attività di ricerca in conto terzi attraverso contratti
con le società Rheinmetall, MBDA, Elettronica s.p.a. Preferisco parlare
solo di cose di cui ho notizia diretta e certa, ma è molto probabile
che altre attività del genere siano svolte nell’ambito della nostra
Università.
Le
società citate sono attive nella realizzazione di armi, le prime due
direttamente di armi di offesa, la terza di sistemi di protezione di
sistemi d’arma (1). Come noto anche da atti degli organi di governo
dell’Università, Rheinmetall ha recentemente finanziato un posto di
ricercatore di ruolo, operazione tecnicamente equivalente ad una
donazione, ma difficilmente attribuibile a puro mecenatismo.
Non
sono purtroppo capace di ricostruire quale sia l’origine di un comma
che fino a poco tempo era contenuto nello schema-tipo di contratto di
ricerca in conto terzi della nostra Università e che recitava: “Le
parti, inoltre, si impegnano a non utilizzare i risultati ottenuti per
fini bellici”. Questa frase è oggi scomparsa dal modello (http://www.uniroma1.it/ricerca/esterno/formatcon.php).
Il fatto che per molti anni sia stato prescritto che i contratti che
firmavamo contenessero questo impegno è comunque segno che in passato
esisteva una decisione degli organi centrali de “La Sapienza” di non
collaborare allo sviluppo di armi e strumenti di guerra. Anche quando
esisteva, sono testimone del fatto che questo impegno veniva
costantemente disatteso, dichiarando quanto sopra citato nei rapporti
con aziende, come quelle citate, che non fanno nulla che non abbia fini
“bellici”, come con altre (in particolare quelle del gruppo
Finmeccanica) per le quali è quasi impossibile capire le finalità di
una specifica ricerca, perché realizzano sistemi di interesse sia
militare che civile.
Mi
sembra importante che la nostra Università faccia una chiara scelta
etica di astensione dal collaborare alla progettazione e realizzazione
di armamenti, specialmente quando si tratta armi così odiose come le
bombe cluster. Mi è stato in varie occasioni obiettato che rifiutando
di collaborare con aziende che producono armi si rende più difficile
alle stesse sviluppare linee di progettazione e produzione di tipo
civile che potrebbero dare un’alternativa praticabile anche in termini
di occupazione. Mi sembra evidente che un progetto di ricerca che fosse
orientato alla riconversione di un’azienda di questo genere sarebbe da
sostenere con tutto l’impegno di cui siamo capaci. Nei dodici anni
passati in questa facoltà come ricercatore di ruolo non sono ancora
stato testimone di una sola proposta reale in tal senso.
Mi
permetto di citare un breve brano dal libro “Pappagalli verdi”, di Gino
Strada. “La mina non scoppia subito, spesso non si attiva se la si
calpesta. Ci vuole un po' di tempo - funziona, come dicono i manuali,
per accumulo successivo di pressione. Bisogna prenderla, maneggiarla
ripetutamente, schiacciarne le ali. Chi la raccoglie, insomma, può
portarsela a casa, mostrarla nel cortile agli amici incuriositi, che se
la passano di mano in mano, ci giocano.
Poi esploderà. E qualcun altro farà la fine di Khalil.
Così
abbiamo immaginato - sapendo che era tutto maledettamente vero - un
ingegnere efficiente e creativo, seduto alla scrivania a fare bozzetti,
a disegnare la forma della PFM-1. E poi un chimico, a decidere i
dettagli tecnici del meccanismo esplosivo, e infine un generale
compiaciuto del progetto, e un politico che lo approva, e operai in
un'officina che ne producono a migliaia, ogni giorno.
Non
sono fantasmi, purtroppo, sono esseri umani: hanno una faccia come la
nostra, una famiglia come l'abbiamo noi, dei figli, E probabilmente li
accompagnano a scuola la mattina, li prendono per mano mentre
attraversano la strada, ché non vadano nei pericoli, li ammoniscono a
non farsi avvicinare da estranei, a non accettare caramelle o
giocattoli da sconosciuti ...
Poi se ne
vanno in ufficio, a riprendere diligentemente il proprio lavoro, per
essere sicuri che le mine funzionino a dovere. [...] Più bambini
mutilati e ciechi, più il nemico è sconfitto, punito, umiliato.”
Che questo non accada nella nostra Università. Spero che vorrete prendere un impegno in questo senso.
Purtroppo
non potrò essere presente all’incontro dell’8 settembre, in quanto
quello stesso giorno devo presentare una relazione ad un congresso a
Ginevra, ma affido al forum queste mie riflessione, sperando di vedere
prese di posizione convincenti.
Cordialmente,
Marco Balsi
ricercatore
Dipartimento di Ingegneria Elettronica
balsi@uniroma1.it
(1) - Rheinmetall Italia s.p.a. (http://www.rheinmetall.it/
), già Oerlikon Contraves. “Rheinmetall Defence stands for longstanding
experience and pioneering innovation in the world of armoured vehicles,
weapons and ammunition, air defence and electronics” (http://www.rheinmetall-detec.de/index.php?fid=766&lang=3
Titolare di brevetto US 4,524,694 per le bombe a grappolo (cluster
bombs), produce in particolare il tipo M85, molto diffuso. Non dichiara
alcun tipo di produzione di tipo civile.
- MBDA, “società leader a livello mondiale nei sistemi missilistici” (http://www.mbda-systems.com/mbda/site/ref/scripts/IT_At-a-glance_33.html).
Produce in particolare il vettore SCALP utilizzato anche per testate
nucleari. Non dichiara alcun tipo di produzione di tipo civile.
- Elettronica s.p.a. (http://www.elt-roma.com/)
, “excellence in electronic warfare”, produce sistemi di “difesa
elettronica”, destinati peraltro alla difesa di strumenti di offesa.
Non dichiara alcun tipo di produzione di tipo civile.
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Marco Balsi
Dip. di Ingegneria Elettronica, Univ. "La Sapienza", Roma
tel. (+39) 320 435 7195
http://www.die.uniroma1.it/personale/balsi/
http://w3.uniroma1.it/lsmi/lsu.htm
http://www.tecnologiesolidali.org
Carica Rettore e Ricerca di interesse militare
Rossella Giansanti | 23/09/2008, 10:50
Caro Prof. Balsi,
sarebbe stato bello se si fosse candidato Lei a Rettore.
Mi farebbe sapere chi dei candidati la pensa come Lei? dovendo andare a Roma per la votazione.
cordialità
Rossella Giansanti