cento

Varie ed eventuali per accontentarLa. :-)

Esco dal mio corpo per non rientrarci

cento | 24 Aprile, 2008 11:59

Con cinica freddezza osservo il dolore degli altri. Il tentativo di fare mie delle sensazioni e dei dispiaceri si perde tra le onde della indifferenza che si propaga nel corpo. Il pianto e la tristezza non mi turbano, anzi mi compiacciono poichè io stesso ne sono il creatore, l'ideatore, il pensatore. Ed il mio senso di rivalsa pasteggia con involtini di soddisfazione e lacrime di coccodrillo della lei di turno. L'animo incontrollabile è viziato da una cattiveria implicita che illumina il dolore della delusione. È pauroso rendersi conto di provare un effimero piacere nel sottrarre gioia agli altri, soprattutto se sono persone che volevano/potevano regalarti felicità che hai rifiutato. La profonda cattivera consiste nell'esserlo con se stessi privandosi della gioia di dare gioia. In questo oceano di perfidia emerge una piccola risata sadica che le pareti non possono assorbire, lasciando l'eco pietoso e spaventoso tornare più forte espandendo il piacere.


Sono diventato un mostro, un uomo cattivo, un essere innaturale la cui lucidità impressiona chi con soddisfazione ha conquistato popoli e stati. Un egocentrismo invadente e cocciuto che spiana la strada del piacere innato del dolore. Vivo l'orgasmo come atto di solitudine estrema nel quale la donna subentra a ruolo di strumento di spregievole qualità da punire e colpire. Un nocciolo duro, il male, chiuso in uno spazio infinitamente piccolo e pesantissimo, che invade gli esseri che mi circondano. Rappresento il male.

 

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