Varie ed eventuali per accontentarLa. :-)
cento | 19 Gennaio, 2008 08:26
Imparare a stare soli è un passo importante che nella vita va fatto. Come le malattie infantili, bisogna sperare che il dolore, inevitabile, arrivi prima possibile in modo da lasciarci più tempo mite sucessivamente. Mai confondere i rimpianti con la necessità di analisi delle proprie azioni. Capire che certi dolori rimangono sempre lì, nascosti, pronti ad essere riesumati alla prima occasione, è un dato di fatto che nella crescita personale diventa utile per una ricerca della quiete. Perchè in fondo essere felici è solo riuscire a mantenere la quiete tra un dolore ed un altro. Da non buttare via, insomma. Vien da se che nel corso degli anni ci si fa una opinione delle cose, una visione consumistica e personale, che rasenta l'idiozia ma che si rivela in diverse forme dandoti le ragioni che non avresti più voluto avere. A quel punto vorresti solo sdraiarti, nel letto, solo le coperte, e sperare che il caldo arrivi, e che quella maledetta notte di inverno passi veloce portandosi via anche un sonno incredibile che hai accumulato dopo 24 ore di duro lavoro. Un calore di un abbraccio, che le lenzuola sanno darti senza garantirne la durata. Prendi ciò che puoi, aspetti, eviti di pensare, guardi il soffitto. Ti fa maledettamente freddo ma non puoi fare altro. Non puoi spegnere il congelatore che il tuo dio ha imposto in quella stanza, quella notte. Come questo materasso, i tuoi pensieri positivi accolgono le tue richieste senza poterle esaudire con sicurezza. Poi apri gli occhi e capisci che stai peggio di prima, e che tutto è passato lasciandoti quello che non avresti voluto. Quasi ci credevi.
Parlare dei soliti argomenti mi annoia, evito di comunicarne il malessere provocato. Cerco di materializzare il fuoco della tristezza attraverso uno specchio di allusioni e riferimenti che neanche il mio cervello ha voglia di estrapolare dal contesto. Rimane il fatto che sei lì. Pieno di lividi. E vedi solo che continuano a buttarti terra in faccia, prima ancora di metterti nella bara. Vogliono seppellirti vivo. Vivo.

Ora sono qui davanti alla tastiera a sorridere come un bambino. Sorridere come sorriderebbe un bambino che apre il regalo aspettato due anni per trovarci solo altra carta e realizzare l'assenza stessa del regalo. Quel sorriso che copre uno status che non può essere comunicato. Poi quel bambino si incazza e piange, ma solo dopo, a spettacolo finito, dopo che gli ospiti son tornati a casa. Perchè lui è solo in mezzo a tanta gente, tanti ma semplici persone. Qualcuna eccezionale, altre terribilmente deleteree. Qualuno gli ha fatto tanto bene, ma non ha risolto i suoi problemi. Lo ha solo traghettato verso altri, sperando di lasciar cadere durante il traghettamento pezzi di tristezza in modo da riproporne una nuova, mescolata, diversa, ma incredibilmente vicina. L'unica cosa che mi rimane è prendere un diario e bruciarlo, perchè se è vero che il passato è passato, è anche vero che il passato senza il presente non mi serve ad un cazzo di niente.
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Re: Sono pronto
Il mio nome | 30/01/2008, 03:06
A volte ciò che cerchiamo l'avevamo davanti ma non siamo riusciti a coglierlo in tempo. Si vive come tanti piccoli ciechi, minuscoli e insignificanti. Apri gli occhi, non lasciare che il sonno o il dolore o la fatica di una giornata di lavoro di impediscano di vedere, ancora una volta. Apri gli occhi.