Varie ed eventuali per accontentarLa. :-)
cento | 16 Dicembre, 2007 19:31
Esiste un problema in italia che viene affrontato poco, male, e senza la giusta informazione. Il problema delle carceri. Il carcere è un luogo dove si limita la libertà di uomini che, avendo commesso un reato ed essendo stati giudicati pericolosi per se stessi e per gli altri, necessitano di una riabilitazione e di un controllo costante da parte di tutori dell'ordine e di specialisti con il compito di aiutarli e riprepararli al rientro in società. Ogni stato che vuole definirsi democratico e moderno usa il sistema delle carceri principalmente come luogo di riabilitazione e di riscatto sociale per uomini che, a causa di loro scelta o di situazioni avvenute, hanno perso la facoltà di poter vivere e circolare liberamente. Il carcere dovrebbe essere anche un luogo di punizione, dove la persona incriminata possa pensare al danno arrecato alla società con il suo comportamento e cercare di rimediare a tale errore o almeno capire di averlo fatto e cambiare in modo tale da non ricommetterlo. Uno stato civile riabilita. Uno stato ignorante e retrogrado si limita a punire. E a riempire le proprie carceri di gente che, spesso, al termine della pena rimane senza una vita, senza una casa, senza un lavoro, e sempre più incazzato col mondo. Se avviene ciò, la logica della detenzione viene a cadere in quanto il principio di riabilitazione non esiste più. L' opinione pubblica, seppur parlando in alcune circostanze (forse solo quelle peggiori) di questo problema non fornisce mai un approfondimento completo o almeno imparziale di questa situazione, soprattutto in Italia dove il senso di giustizialismo è uno dei fuochi che anima l'italico egoismo e menefreghismo. Prima di avere una comprensione del problema bisognerebbe capire fino in fondo questa funzione delle carceri e della detenzione. Tale comprensione diventa quindi fondamentale per poter proporre ipotesi valide ed alternative a quelli che sono i problemi attuali e i funzionamenti delle politiche giustizialiste vigenti. Ho usato volutamente il termine "giustizialiste" per ironizzare sullo spirito che purtroppo anima la logica che il popolo buonista e corretto muove nell' esprimere opinione di giudizio e valutazione della popolazione carceraria. Opinione comune è quella dei penitenziari (penitenziaro e carcere non sono la stessa cosa, ma per brevità eviterò di sottilizzare) come luoghi di punizione mentale e corporale in cui chi ha commesso il reato va "punito" perchè "è giusto che sia così". Esiste una varietà quasi infinita di capi di imputazione per cui una persona finisce in carcere, e unire tutti sotto il segno del giustizialismo assoluto sarebbe un peccato che nessuna persona che si autodefinisce civile può commettere. La gente vive in una bambagia rosa in cui gli altri sono cattivi e vanno puniti, in cui chi va in carcere è solo un pericolo alla propria vita borghese e bigotta.
Evito di muovere accuse a questo pensiero diffuso in quanto anche io ne sono stato vittima per diversi anni (esattamente fino a quando ho compiuto 12 anni più o meno), ma limiterò la mia opinione modesta su quello che da tutti viene considerata la pietra angolare della detenzione: la punizione. Pensare che inasprire le pene serva porta solo ad una logica non lontana alla pena di morte. La morte di un uomo non si determina con la cessazione della sua respirazione, bensì con quella della sua vita: la possibilità di andare in giro, trovare un lavoro, redimersi, sono cose senza le quali siamo morti. Indipendentemente da quanto respiriamo. In carcere oggi va chi è pazzo, chi ha problemi mentali, ma anche chi fuma uno spinello, chi ha agito come braccio omicida mosso da poteri forti e mai incriminati spinto solo dalla fame. A pochi italiani (che amano giudicare costoro) è mai capitato che la pancia chiamasse alle armi. Giudicare dall' alto della propria posizione economica è un lusso che non tutti possono permettersi, e se un dio esiste son sicuro che ne terrà conto, e se come credo non dovesse esistere ci penserà la vita a punirli lasciandoli una vecchiaia triste e senza pietà. In Italia esistono numerosi edifici predisposti per poter esser trasformati in strutture carcerarie, ma per motivi di potere o di denaro che qualcuno si mette in tasca invece di investire, tali strutture rimangono fatiscenti prima ancora di esser inaugurate. L' idea di reintegro delle carceri è morta insieme a tutti i detenuti che muoiono per motivi di igiene e di qualità della vita. Non che in galera bisogna vivere bene, ma bisogna almeno sopravvivere.
Non esiste Stato Sociale che non garantisce condizioni sufficienti alla sopravvivenza per altre persone. In Italia in galera ci va solo la povera gente, chi non può pagarsi un avvocato, chi agisce in modo fuorilegge spinto non certo dalla voglia di farsi una vacanza dietro le sbarre. I veri mafiosi sono fuori, e sono banchieri, stallieri di arcore, presidenti di televisioni, amministratori delegati, proprietari immobiliari. Sono questi individui che distruggono l' Italia innovando l' idea del mondo capovolto e mosso da ideali capitalisti e imperialisti. Dovrebbero essere loro ad essere appesi per piedi in piazza. Ma il vecchio duce pagò per tutti loro, quindi dovremo aspettare che esista dio per questo tipo di giustizia. Quello che ora serve è che in Italia si torni a parlare delle carceri, della loro funzione, e della situazione disumana in cui esseri umani come noi, magari anche migliori di noi, vivono. Nessuno credo decida di essere ladro. Tutti abbiamo delle necessità, e fino a che non esisterà uno stato che garantirà casa e lavoro a tutti, le carceri continueranno ad essere piene di povera gente. Certo, ci sono gli omicidi, ci son i farabutti. Ma non sono loro che fanno traboccare le regie galere. Non sono loro, perchè i veri assassini stanno in parlamento e ogni giorno ammazzano migliaia di persone con la loro fama di maledetti. Agiscono, ammazzano, e diventano sempre più potenti. Noi siamo gli stronzi che li imbocchiamo. Per loro non ci dovrebbe essere pietà. Odio generalizzare, ma se generalizzare significa parlare da ignorante, allora lo sono. Quando si parla di assassini sono ignorante. E generalizzo. E vaffanculo.
Concludo augurando a tutti gli ultimi, a tutti quelli che muoiono nelle carceri, a quelli che muoiono sul lavoro, a tutti coloro che ingrassano col sangue questi meccanismi moderni di funzionamento, auguro loro un in bocca al lupo. Spero ce la facciano.
cento | 17/12/2007, 13:48
Purtroppo chi dice che ruba perche in galera ha un pasto gratis non ha mai vissuto in galera. Io penso che in un sistema civile nessun uomo può punire un altro uomo eliminando la sua libertà di vivere. E vivere in una cella fatta per 2 persone con altre 6 persone non è vivere. È essere trattati da cani. Rimane cmq il tuo un commento equilibrato, a differenza di molti ricevuti "di persona".
undelio | 17/12/2007, 19:10
Io non credo che tutti i reati siano reati. Forse siamo molto fortunati a poter parlare di reati standone fuori o avendo la possibilita' di vivere dove vogliamo, e perche' no, con un minimo di sforzo vivere come vogliamo. Ma, mi dispiace contraddirti, i reati non sono tutti reati. Esistono persone che non vivono sin dai primi passi, persone costrette a girare il mondo, non per propria volonta', ma perche' di meglio non possono avere, anche sforzandosi. Mettiamoci d'accordo sul significato di "reato", se (non)viviamo dove tutto e' nulla, dove la vita e' una continua lotta contro la morte, dove rubare e' l'unico mezzo di sopravvivenza a breve termine, mi spiace ma li' non si tratta di reato, si tratta di campare, campare come meglio si puo'. Da bambini chi non ha mai rubato un giocattolo o un chi che sia? Cio' non rende il bambino un ladro, ma probabilmente nel suo inconscio lo rende voglioso di qualcosa che non ha. Questo sentimento quando si cresce rende la persona vogliosa di qualcosa che puo' avere in modo semplice e senza troppe fatiche. Qui non si tratta piu' di rubare per campare, rubare per avere cibo gratis, qui e' il vero sentimento maturato e ponderato. Ma i reati non sono solo rubare o rubare per campare. Anche quando si uccide, non viene mai chiesto a chi commette l'omicidio il perche', il per come. Sorrido quando leggo "la legge e' uguale per tutti", ma perche'? Chi ha ideato questa enorme cazzata? La legge NON DEVE essere uguale per tutti, la legge deve assecondare lo stato sociale di una persona, il modo e il mondo in cui vive, non esiste una legge uguale a tutti gli esseri di una societa', non esiste e non esistera' mai.
marco | 17/12/2007, 20:51
undelio:
senso civico saltami addosso. secondo il tuo discorso "a ciascuno secondo le sue richieste" bisognerebbe omaggiare cristianamente qualsiasi spiantato nullafacente perché nonostante non abbia nessuna voglia di migliorare la propria condizione di rompicoglioni sociale è pur sempre uno "meno fortunato di noi". si deve lavorare per dare un posto migliore a chi ha buona volontà e a chi il posto migliore se lo merita. e non ci vuole molto, ci vuole una collaborazione reciproca, si chiama "società". questo discorso si poteva benissimo applicare all'italia nel dopoguerra come si può applicare ora col disagio sociale di immigrati e anche dei "nostri indigeni". è anche questo che vuol dire essere di sinistra nel 2007. una politica sociale che tuteli tutti, che premi chi merita e che bastoni i recidivi. e "la legge è uguale per tutti" è un POSTULATO, non un qualcosa da interpretare.
cento:
non è una questione di "libertà di vivere". violare certe leggi su cui si fonda la nostra "società occidentale" nella quale volenti o nolenti viviamo tutti non è una cosa buona, e su questo siamo tutti d'accordo, presumo. per certi versi è anche una violazione della libertà altrui, e questo va punito in modi più o meno severi. poi d'accordo, noi viviamo in uno strano posto dove per corruzione si esce con l'indulto mentre altrove sono secoli di galera, ma questo è tutt'altro problema.
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Re: I crimini dei giusti
marco | 17/12/2007, 10:21
sono abbastanza contrario. il carcere non deve solo avere una funzione di riabilitazione ma principalmente una funzione di "dissuasione", e non si deve stare bene ( o quanto meno, "meglio che fuori" ) perché è inconcepibile sentire cose come "sono andato a rapinare una banca perché almeno in galera ho il cibo gratis". nonostante ciò, serve un qualcosa che riabiliti, magari sempre a capo dell'autorità carceraria, ma non per tutta la durata della pena.
in linea di massima un buon 80% di quelli che vanno in carcere non è un povero piccolo sfigato che si è fatto una canna, e avendo vissuto per gran parte in un quartiere del cazzo che sarebbe stato molto migliore se anziché fare le ramanzine ai venticinquenni falliti ( spesso per loro volere, non solo per famiglia ) li si fosse portati davanti a "dove te ne vai se continui a rompere i coglioni".
sulle malattie mentali è un po' i solito discorso che si usa per giustificare qualsiasi cosa. da quando la psicologia ha un ruolo leggermente più ampio di prima ( e leggere le statistiche dei corsi di laurea è una vergogna ) s'è soliti giustificare qualsiasi comportamento di chiunque e scaricare le responsabilità altrove: siamo tutti diversi, ma andare a rubare è una tua scelta, se la cosa diventa una necessità è un problema che va curato e gestito, ma nel frattempo non bisogna andare in giro ad invocare aiuto per lui che è stato "costretto".
in questa categoria ovviamente includo anche i reati finanziari che per qualche motivo astruso in italia ricoprono un ruolo molto marginale.
long story short: io non ho mai avuto il bisogno di rubare o uccidere qualcuno, e mi frega poco di quelli che l'hanno fatto. i reati sono reati, tutti ( alcuni sono chiaramente insensati, e infatti bisogna "lottare" perché si cambino un po' le cose ), poi i problemi sono vari, ma non gestirne uno perché ce ne sono altri è una mossa sbagliata.
perdona il commento lunghissimo