cento

Varie ed eventuali per accontentarLa. :-)

Di Pietro, naso rosso e birilli

cento | 20 Novembre, 2007 22:15

In questo momento sto vedendo Ballarò su Rai Tre. Mi ha colpito quel cabarettista di Di Pietro, che dall'alto della sua politica fatta di pezze e cazzi su ogni tipo di provvedimento che non abbia al suo interno la parola Grazia e Giustizia, ad un certo punto ha pensato bene di parlare di alleanze. Si, perchè il suddetto ha confermato la sua voglia di "disdire" quanto prima la sua passeggiata con Prodi al governo. Motivo principale di tale chiarimento? Cito:

"la prossima volta io ci penso due volte prima di... prima di mettermi con un Turigliatto di turno che tira... e tira... e tira... preferisco uno come lui..."

Per Lui si riferiva a Tabacci presente in studio. Mi piacerebbe ricordare la storia di Turigliatto, uno che nella vita ha fatto vera politica nel senso greco del termine, uno dei ragazzi prediletti di Mario Capanna, uno che ha avuto il coraggio di contrapporsi in un momento critico della politica estera italiana alle logiche imperialistiche del potere che nel nostro bel paese ormai sono diventate cosa comune ed abituale. Ma scrivere su Turigliatto sarebbe dare ragione a Di Pietro. Tutto in nome di una democrazia usata ormai come mero strumento di dominio dei numeri sulle idee, della maggioranza sulla minoranza, del comune sul diverso. Vorrei tanto chiedere al sig. Di Pietro se preferisci, a Turigliatto, un Dini o un Bordon, che a differenza degli esponenti della sinistra radicale cosi tanto odiati, hanno REALMENTE tolto il loro appoggio a questo governo mantenuto in piedi non tanto dai fatti, quanto dagli elettori italiani che sperano in una prematura dipartita del Cavaliere entro la fine della legislatura e pregano ogni sera. Voglio vederlo un governo "Di Pietro - Dini - Bordon - Casini". Una immagine che per anni i nostri genitori hanno immaginato, proprio quando scherzando dicevano "Chissa cosa sarebbe la DC senza quei pochi esponenti seri...", e che ora potrebbero avere il dispiacere di vedere.

In Italia se persegui le tue idee, vieni allontanato. Le idee servono a vendersi, a scalare il vertice della cupola politica. Non certo a metterle in atto. L'idea è ciò che serve per far credere al popolo di esprimersi e sceglierli. In realtà il popolo vorrebbe scegliere i fatti, non le chiacchiere.  

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