cento

Varie ed eventuali per accontentarLa. :-)

Vecchiaia e amore ai tempi delle Donne

cento | 01 Dicembre, 2007 23:31

Leggendo il blog di un' amica, mi son balzati in mente un paio di episodi che conservo chiari nella memoria a distanza di anni.

 



Era un giugno caldo degli anni 80. A casa, io e mia mamma. Vivevamo soli. Con lei mi divertivo sempre un sacco, sapeva giocare, conosceva l' animo di un bambino. Io avevo 4 anni credo, e lei 23. Seduti sulla sedia, io sulle sue gambe, con cui mi faceva sobbalzare per farmi ridere. Ridevo un sacco, ho sempre riso tantissimo con mia mamma. Nel giocare, ricordo che per prenderla in giro la chiamavo vecchierella. "Vecchierella miaaaa, vecchierella miaaaa"  e lei rideva, rideva più di me ricordo. Rideva e mi abbracciava, per poi riprendere a giocare, a farmi battere le mani; nel farlo inventava canzoncine strampalate ed improvvisate per montare sul momento rime sceme e farmi ridere. Amava farmi ridere, anche ora ama farlo. Magari non gli riesce sempre, ora. Ma ci prova sempre. Tornando sul balcone, immagino sempre mia mamma 23enne col figlio in braccio che si sente chiamare "vecchierella". Io oggi ho qualche anno in più di mia madre. Non ho figli. E penso a lei, penso a quella immagine. Non penso di esser mai stato capace di amare qualcuno come lei amava me in quel momento. Con la maturità tutti imparano ad amare i figli. Ma come quella 23enne amava suo figlio in quel momento, era una cosa fuori da ogni metrica.

Il secondo episodio che ricordo è sempre a casa. Io a giocare, mi si rompe un giocattolo, uno di quelli che gia alla tenera età di 3 anni smontavo e rimontavo sperando di capirne il funzionamento. Ne smonto quindi l'ennesimo e corro da mamma per farmelo rimontare. Mia madre seduta davanti alla finestra, dietro la tenda. In trasparenza si asciuga gli occhi, la sento piangere. Mi avvicino, lei mi sente, si asciuga frettolosamente le lacrime e sbuca da quella tenda con un sorriso enorme, a mascherare quel momento di tristezza e solitudine che stava avendo, li, davanti a quella vetro. Mi guarda, mi sorride, e mi dice "... dai, lo rimontiamo insieme, non ti preoccupare. C' è mammina tua."

Lei c'era. C'è sempre stata. C'è ora. Altrimenti non avrei nulla.

 

Claudio Lavazza è vivo!

cento | 01 Dicembre, 2007 16:17

Come segnalato dall' ottimo untori la notizia della morte di Claudio Lavazza risulta essere frutto di un malinteso. Sono molto contento di questo. Alcuni lettori del blog mi hanno confessato durante la mattinata di non conoscere Lavazza. Di aver scoperto la sua esistenza, e le sue idee, solo tramite questa notizia, fortunatamente rivelatasi errata. La domanda ora è: possibile che troppo spesso debba essere la morte a portare alla ribalta le idee di un uomo? Un uomo che nel completo anonimato ha messo in gioco la sua vita per un ideale più alto di tutte le banalità a cui ci sottoponiamo ogni giorno? Questa cosa mi sta dando molto da pensare. Chissa quanti compagni, quanta gente, ogni giorno combatte il sistema in barba all' informazione pubblica. Chissà quante ingiustizie vengono taciute in ogni parte del mondo. Ingiustizie che probabilmente desterebbero anche gli animi piu assopiti dell' ipocrisia umana. Chissà quanti Sacco & Vanzetti avremo ancora...

È morto Claudio Lavazza

cento | 01 Dicembre, 2007 12:24

"la ribellione contro l'oppressione e' semplicemente una questione di stabilita', di puro equilibrio: tra un uomo e un altro uomo perfettamente uguali, gli uomini nascono e restano liberi e uguali nei diritti, non ci possono essere differenze sociali. Se ci sono, mentre gli uni abusano e tiranneggiano, gli altri protestano e odiano, la Ribellione e' una tendenza livellatrice e per tanto razionale, naturale. Gli oppressi, gli spogliati, gli sfruttati, devono essere ribelli perche' devono conquistare i lorodiritti fino ad arrivare alla completa e perfetta partecipazione nel Patrimonio Universale".

Francisco Ferrer


Con queste parole Claudio Lavazza, anarchico, iniziò a 14 anni la lotta armata, convinto che le manifestazioni non potessero piu bastare in questo paese distrutto prima dalla corruzione che dalla guerra. Una vita di lotta e di soprusi quella che ha affrontato per la causa della libertà da lui sempre inneggiata. È ovvio che le opinioni su un personaggio scomodo come Claudio possano dividere l'opinione pubblica ma anche la stessa informazione che viene fatta, spesso, assume forma di falsa propaganda. Lui come Pinelli, sognatori e combattenti, accomunati dal medesimo desiderio di regalare a noi tutti un mondo migliore. La strada che ha percorso Claudio è criticabile, sicuramente. Accusato di rapine e omicidi in scontri a fuoco, il suo ideale ha finito per offuscare le buone intenzioni rendendolo per lo Stato una pecora nera e per la comunità anarchica un geniale innovatore.



Ieri notte è morto.

Nella prigione C.P. Albolote di Granada in Spagna per una presunta apoplessia fulminante. Presunta poichè si trovava in cella di isolamento per motivi tutt' ora non chiari. Ricordo in passato situazioni in cui fu accusato ingiustamente di resistenza al personale carcerario; situazioni tutt' altro che chiare poichè in quella circostanza fu sottoposto ad interrogazioni senza testimoni, furono requisite e controllate tutte le sue carte private, e fu oggetto di repressione e violenza da parte degli stessi tutori carcerari. Probabilmente ad ammazzare Claudio fu la sua posizione di prigioniero anarchico e sovversivo. Capace da solo di provocare rivolte carcerarie, era visto come una mina da eliminare al più presto. Le voci fuori dal coro sono generalmente pericolose, e dunque le voci ascoltate e rispettate dalla comunità vanno azzittite. Non starò qui a giudicare le sue azioni, se le condividessi nella loro totalità forse giustificherei atti violenti che non rispecchiano il mio modo di vedere il mondo. Però morire in carcere dopo una vita passata ad inseguire ideali di libertà e giustizia, senza che NESSUNO ne parli, è una cosa estremamente triste.

Mando dunque un saluto a Claudio Lavazza, sperando che con lui non muoiano anche i suoi sogni di un mondo migliore.

Ammazzarne uno per informarne 5 milioni

cento | 29 Novembre, 2007 20:24

Spesso la politica riesce a distrarci tanto da illuderci. Dire spesso sarebbe un eufemismo, se si andasse a vedere la quantità incredibile di stranezze che il parlamento è capace di produrre. Dopo anni scopriamo che il polo delle libertà era un ectoplasma. Lo stesso polo che voleva dare spallate  a destra e a manca, e che pubblicizzava 5 anni di governo scandaloso come 5 anni di libertà. Scopriamo che per anni quelle fantastiche tavole rotonde tra i cavalieri silvio, gianfranco, pierferdinando e umberto erano solo trovate pubblicitarie degne del miglior burattinaio mediatico che abbiamo in europa. Sono emersi programmi di governo diversi, insieme alle idee fondamentali. Non ho dimenticato la devolution leghista votata da Fini (mi è sempre parsa come una cosa davvero assurda, più dela legge stessa). Non ho mai capito come i fautori delle più urlate politiche di legalità come i verdi oltrepadani potessero accettare il calendario di leggi fatte dal nano più famoso della tv. Colui che, a detta sua, non ne ha sbagliato uno, di colpo. Tutti centrati. Si, tutti centrati , i suoi oppositori. O ex. Qualcuno è stato ammazzato.



Capire la politica oggi significa illudersi di risolvere un sistema di equazioni con infinite soluzioni. Le dinamiche di potere e di interesse che legano partiti e personaggi rasenta il ridicolo. Se ci facessero un film sarebbe irreale, e sicuramente poco apprezzato dalla gente che ama le fiction veritiere. La verità più falsa della fantasia. Incredibilmente  italiano.
Fini sta sparando a zero sulle sue vecchie alleanze, Casini risponde finalmente ai suoi elettori accusando Berlusconi per le mancate riforme: "Eravamo troppo impegnati a fare i suoi interessi" ha detto. Come dargli torto? Lo ha tenuto quasi nascosto per anni. Ma quando la mano che ti sfama smette di passarti il pane, è sensazione umana quella di incazzarsi. E di sputare nel piatto dove si è mangiato. Una volta un conoscente ex democristiano, parlando dei consigli comunali del mio paese, mi disse "I politici sono carne da macello in questo paese". Mi chiedo come mai la sensazione sia che la carne da macello sia proprio la popolazione. Anzi, il popolo, se vogliamo usare antichi termini che però rispecchiano fedelmente la verità. Ti ritrovi poi, la sera, a sentir parlare insulsi parlamentari su Rai2 di 68 e di rivoluzione universitaria, dando la colpa a quel periodo di risveglio sociale per tutto il male degli ultimi quarant' anni. Dover cambiare canale perchè impossibilitato a sopportare ancora quelle parole è un insulto a me come cittadino e come essere pensante. Ascoltare teorie che parlano di valori persi, di culto della violenza, e di mancanza di rispetto per la famiglia, associati a ciò che gli storici hanno definito il più importante movimento innovativo sociale del secolo scorso, mi fa scorrere un brivido lungo tutta la schiena. Con questo sottofondo di stronzate son costretto a dormire, sperando di sognare nuovamente Mastella. Almeno lui ha coscienza di quanto sia odiato.

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