Elezioni rettore LA SAPIENZA: risultati primo turno
cento | 28 Settembre, 2008 20:29
Le Fabuleux Destin
cento | 24 Settembre, 2008 10:10
Ammetto e confesso che la Francia mi piace. Non realizzo ancora perfettamente i motivi, ma suppongo sia tutto merito delle francesi. Quel fisico aggraziato, queglio occhi chiari che ti osservano e quel sorriso coinvolgente hanno fatto un grande lavoro di convincimento. E mi sono innamorato della Francia esattamente come mi sono innamorato delle francesi. Nella donna autonomia ci vedo un barlume di speranza che per il povero essere uomo, alla ricerca di una indipendenza che non attecchisce, rappresenza una liberta fisica e mentale a lungo voluta. La femminilità, elemento essenziale, accresce come un virus nei cuori delle francesi, che in più occasioni mostrano il loro lato migliore senza neanche saperlo. Un lato dolce, sensibile, imbarazzato nei momenti giusti. Una dolcezza quasi adolescenziale, condita da una ossevazione per le cose e gli ambienti che solo natura poteva regalare ad un essere umano. Calma e razionalità, che coccolano tra onde di passione il naufrago che ha avuto la fortuna di incontrarle. Una pelle chiara ed una voce musicale, accentata, melodica, che inibisce la psiche e immobilizza il povero ulisse sulla sua barca della ricerca. La sirena francese, monumentale composizione di Dio che in un momento di misericordia decise di donare al pianeta la creatura più ambita, l'essere che con un solo sguardo, un solo accenno, una sola parola, diventa capace di dettare i ritmi di qualunque cuore maschile con una cadenza improvvisa e costante. Il mio è il sogno di diventare un falco, immune a questo richiamo del mondo, e volare alto sopra una tentazione la cui accensione determina ogni emozione che occupa il resto della giornata.
La donna francese stupisce, inibisce, trasforma. La donna francese proietta nel tuo petto l'immagine di una irrazionalità di sensazioni che nessuna forma di amore, in quanto tale, potrebbe eguagliare. Il cantico dei loro passi armonizza l'ambiente che le circonda, lasciando l' uomo indegno di tale e tanta visione artistica.
Vorrei tanto capire l'essenza del loro segreto, il nodo che lega la mia mente al loro sorriso, e lasciarmi prendere da quell' assurda attrazione che ineguagliabilmente si cerca per tutta una vita.
Impossibile non amarla.
Attenzione ConcentrAzione
cento | 21 Settembre, 2008 14:16
Si respira un'aria nuova dentro stocazzo di autunno. Il freddo prende posto ad una insulsa arte del dolce far niente che arriva di soppiatto in aprile e non ti molla se non dopo averti derubato di ogni logica capacità psicofisica. Questa lentezza nei movimenti a suo modo ti sveglia da un limbo di menefreghismo che assale la mente come un terrorista americano. Sei sveglio, sei tornato sulla terra, e dunque è il momento di tirarsi nuovamente su le maniche e riprendere un lavoro che non avresti dovuto lasciare. Non sarà la morte di Un Rosso a farti capire ciò, ma l'impulso sociale che ti arriva dritto al cervello mentre ascolti le parole condite di banalità di personaggi più o meno grossi grassi e famosi. Nonchè potenti.
È possibile rendersi conto di quanto siamo lontani dalla realizzazione del fine primario di una società in preda ad un raptus suicida? Non si dovrebbe dimenticare che le strade piene di Rosso fanno parte di quello che siamo, e dunque ignorare la vocazione dello stare insieme non fa altro che distruggere la gente che amiamo.
In nome di questo aberrante concetto, dimetto per oggi la mia testa dal peso di capirmi. Perchè il limite della sopportazione ha mandato un segnale di allerta.
Ci si vede, Rosso
cento | 17 Settembre, 2008 02:16
Non fai in tempo a svegliarti che realizzi che quella realtà era solo un bel sogno. Uno di quei sogni in cui la malattia del mondo non ti appartiene; come se non fosse parte del tuo corpo. Ti svegli e ti rendi conto che ti sei più che addormentato, e che non stavi sognando quando hai capito di far parte di un insieme sofferente di disfunzioni sociali. Poi leggi le notizie, quelle buone, e scopri che il mondo malato ha ucciso un'altro dei suoi figli.
A quel punto capisci di non avere più un fratello, che a suo modo ti ha fatto da padre, che per certi aspetti ha imparato da te. Insegnandoti qualcosa, di storico, di fugace, dai toni chiari ma spudorati. In quel dolore che non senti, ma sai di avere, rimani solo a pensare all' assolutezza di un testo e di una musica che lasciano una memoria storica chiarificatoria, probabilmente difficile da sostenere nell'animo. Quel mondo malato ha preso anche te, e nello svegliarti, scopri che eri gia sveglio ma non volevi ammetterlo. Volevi dormire, e ci riuscivi benissimo. Svegliarsi dallo stare sveglio. Un concetto di difficile spiegazione per chi come me soffre di menefreghismo storico associato a disturbi egoistici. Eppure un altro padre del mio essere è andato via, lasciando un fetido odore di verità scomposte e smontate, pezzo per pezzo, da chi vuole tagliarmi fuori dal sistema. Eppure il sistema ce l' avevo sottomano. Non è necessario gettare la spugna per dichiararsi sconfitto, stavolta basta rendersi conto che il sonno, quello da cui ci volevamo svegliare, è appena arrivato. In questo quadro disallineato allo spirito rivoluzionario si inserisce la voglia di capire meglio, di agire, di metterci le mani e sporcarsi. Stamattina mi sono svegliato troppo profumato per i miei gusti, e non voglio perdonarmelo. Perchè quando l' ultimo padre della mia formazione culturale smetterà di affogare sommerso da questo liquame di diffidenza, avrò realizzato la personale sconfitta. Il mio menefreghismo. Ma arrivare a tanto, è troppo.