cento

Varie ed eventuali per accontentarLa. :-)

Born to Kill

cento | 28 Aprile, 2008 12:39

Quattro bambini e la loro mamma. Una colazione tranquilla. Una vita non troppo tranquilla, la Guerra. Gli occhi dei bambini si perdono nell'immaginazione. I loro pensieri si son sempre persi nella paura, nel rumore delle bombe, degli spari, delle urla, degli strazi. Una mamma affettuosa, come ogni mamma che darebbe un braccio per evitare anche un solo dispiacere a suo figlio. Quattro bambini, il piu piccolo 15 mesi e il piu grande 6 anni. La vita davanti è lunga, il tempo per cambiare le cose c'è. Si, è vero, bisogna cambiare ciò che i nostri padri combinano. Ma perchè non poter sognare un mondo dove la sveglia non è un rumore di granata? E magari i parenti son tutti vivi, senza morti ammazzati o menomazioni procurate? I proiettili sfrecciano vicino alle orecchie, ma il fragore dei pianti di tua madre fanno più paura. Pensi che tutto ciò sia dovuto, pensi che sia normale il coprifuoco, la vita, la morte, le risate, le armi. Quattro bimbi, quattro sogni, quattro pianti. Pianti di paura, che vivono mentre noi siamo seduti a leggere un blog. La paura di sopravvivere, il desiderio di riaprire gli occhi ogni volta che vengono chiusi dallo scoppio di una bomba. Quattro vite e la loro madre, che li tiene tra le braccia pregando un imprecisato dio che mai, mai, mai, li ascolta. Chiusi in un angolo di casa, in attesa che quei momenti di Paura finiscano e che la guerra lasci spazio alle margherite. Mai viste per davvero. Io ho il diritto alla vita, loro hanno il diritto alla vita. Ma io, e tu, abbiamo anche un prato su cui stenderci. Quei quattro bambini hanno solo terra, concimata con i morti, con le vittime di una guerra assurda come tutte. Su quella terra non possono stendersi, se non quando scatta la molla della paura. Lei, la mamma, continua a piangere. Continua a tenere con le mani le orecchie del piu piccolo. Il grande, sei anni, SEI ANNI, mantiene la calma e nasconde l'insicurezza di una vita appesa. Aspettano. Quei suoni che finiscano. Ma perchè non finiscono? perchè ogni maledetto giorno la paura entra da quella dannata porta e li assale? La vita, l'attesa della vita, un incubo che la guerra rende consistente ed impietoso. La stessa guerra che tiene questi quattro bambini in un angolo ad aspettare, a sperare, a pregare.

Fino all'esplosione, in quel maledetto campo profughi nel nord della Striscia di Gaza, a Beit Hanun. A fare fuoco è stato un mezzo dell'esercito israeliano impegnato in un raid nel territorio controllato dal movimento islamico Hamas partito in risposta al lancio di razzi Qassam contro il sud di Israele. I quattro bambini sono morti, la mamma è morta in ospedale. È successo ieri. E succede ogni giorno. Lo sappiamo, vero?

Fugace oltremisura

cento | 26 Aprile, 2008 10:45

Stupenda Roma, grande ed estesa, immersa in mattoni cantastorie e intonaco la cui saggezza conquista e riempie il cuore.


Per ogni angolo una storia, per ogni zona una persona, un individuo speciale, che rende il resto grandioso oltremisura. La musica è una azione che continuamente cuoce in un brodo di gioia quel poco di sensibilità che l'ottundra mente comune è incapace di presagire. Parole e musica, suoni e voci, un brusio di gente che crea comunità e rende libera l'idea di una equa distribuzione della felicità sotto le forme più assurde e disparate. Il mal di testa colpisce, ti lascia a terra, sui sanpietrini che riempiono le strade. È li che ti accorgi che la gente ti vede e ti osserva, ti pensa, e tu pensi loro. Tutto pieno, insomma. Peccato per l'amore.

 

Esco dal mio corpo per non rientrarci

cento | 24 Aprile, 2008 11:59

Con cinica freddezza osservo il dolore degli altri. Il tentativo di fare mie delle sensazioni e dei dispiaceri si perde tra le onde della indifferenza che si propaga nel corpo. Il pianto e la tristezza non mi turbano, anzi mi compiacciono poichè io stesso ne sono il creatore, l'ideatore, il pensatore. Ed il mio senso di rivalsa pasteggia con involtini di soddisfazione e lacrime di coccodrillo della lei di turno. L'animo incontrollabile è viziato da una cattiveria implicita che illumina il dolore della delusione. È pauroso rendersi conto di provare un effimero piacere nel sottrarre gioia agli altri, soprattutto se sono persone che volevano/potevano regalarti felicità che hai rifiutato. La profonda cattivera consiste nell'esserlo con se stessi privandosi della gioia di dare gioia. In questo oceano di perfidia emerge una piccola risata sadica che le pareti non possono assorbire, lasciando l'eco pietoso e spaventoso tornare più forte espandendo il piacere.


Sono diventato un mostro, un uomo cattivo, un essere innaturale la cui lucidità impressiona chi con soddisfazione ha conquistato popoli e stati. Un egocentrismo invadente e cocciuto che spiana la strada del piacere innato del dolore. Vivo l'orgasmo come atto di solitudine estrema nel quale la donna subentra a ruolo di strumento di spregievole qualità da punire e colpire. Un nocciolo duro, il male, chiuso in uno spazio infinitamente piccolo e pesantissimo, che invade gli esseri che mi circondano. Rappresento il male.

 

Addio comunisti e fascisti

cento | 15 Aprile, 2008 08:40

In parlamento non esistono più. Lasciano spazio ai rappresentanti dei 2 milioni di settentrionali che odiano la gente non per il colore della pelle, ma per la latitudine del loro luogo di nascita.

Emmò? 

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