Varie ed eventuali per accontentarLa. :-)
cento | 07 Maggio, 2008 00:10
la vita è un opera di teatro che non ha prove iniziali.
canta, ridi, balla, ama... e vivi intensamente ogni momento della tua vita..
prima che cali il sipario e l'opera finisca senza applausi.
Charlie Chaplin
cento | 28 Aprile, 2008 12:39
Quattro bambini e la loro mamma. Una colazione tranquilla. Una vita non troppo tranquilla, la Guerra. Gli occhi dei bambini si perdono nell'immaginazione. I loro pensieri si son sempre persi nella paura, nel rumore delle bombe, degli spari, delle urla, degli strazi. Una mamma affettuosa, come ogni mamma che darebbe un braccio per evitare anche un solo dispiacere a suo figlio. Quattro bambini, il piu piccolo 15 mesi e il piu grande 6 anni. La vita davanti è lunga, il tempo per cambiare le cose c'è. Si, è vero, bisogna cambiare ciò che i nostri padri combinano. Ma perchè non poter sognare un mondo dove la sveglia non è un rumore di granata? E magari i parenti son tutti vivi, senza morti ammazzati o menomazioni procurate? I proiettili sfrecciano vicino alle orecchie, ma il fragore dei pianti di tua madre fanno più paura. Pensi che tutto ciò sia dovuto, pensi che sia normale il coprifuoco, la vita, la morte, le risate, le armi. Quattro bimbi, quattro sogni, quattro pianti. Pianti di paura, che vivono mentre noi siamo seduti a leggere un blog. La paura di sopravvivere, il desiderio di riaprire gli occhi ogni volta che vengono chiusi dallo scoppio di una bomba. Quattro vite e la loro madre, che li tiene tra le braccia pregando un imprecisato dio che mai, mai, mai, li ascolta. Chiusi in un angolo di casa, in attesa che quei momenti di Paura finiscano e che la guerra lasci spazio alle margherite. Mai viste per davvero. Io ho il diritto alla vita, loro hanno il diritto alla vita. Ma io, e tu, abbiamo anche un prato su cui stenderci. Quei quattro bambini hanno solo terra, concimata con i morti, con le vittime di una guerra assurda come tutte. Su quella terra non possono stendersi, se non quando scatta la molla della paura. Lei, la mamma, continua a piangere. Continua a tenere con le mani le orecchie del piu piccolo. Il grande, sei anni, SEI ANNI, mantiene la calma e nasconde l'insicurezza di una vita appesa. Aspettano. Quei suoni che finiscano. Ma perchè non finiscono? perchè ogni maledetto giorno la paura entra da quella dannata porta e li assale? La vita, l'attesa della vita, un incubo che la guerra rende consistente ed impietoso. La stessa guerra che tiene questi quattro bambini in un angolo ad aspettare, a sperare, a pregare.
cento | 26 Aprile, 2008 10:45
Stupenda Roma, grande ed estesa, immersa in mattoni cantastorie e intonaco la cui saggezza conquista e riempie il cuore.
cento | 24 Aprile, 2008 11:59
Con cinica freddezza osservo il dolore degli altri. Il tentativo di fare mie delle sensazioni e dei dispiaceri si perde tra le onde della indifferenza che si propaga nel corpo. Il pianto e la tristezza non mi turbano, anzi mi compiacciono poichè io stesso ne sono il creatore, l'ideatore, il pensatore. Ed il mio senso di rivalsa pasteggia con involtini di soddisfazione e lacrime di coccodrillo della lei di turno. L'animo incontrollabile è viziato da una cattiveria implicita che illumina il dolore della delusione. È pauroso rendersi conto di provare un effimero piacere nel sottrarre gioia agli altri, soprattutto se sono persone che volevano/potevano regalarti felicità che hai rifiutato. La profonda cattivera consiste nell'esserlo con se stessi privandosi della gioia di dare gioia. In questo oceano di perfidia emerge una piccola risata sadica che le pareti non possono assorbire, lasciando l'eco pietoso e spaventoso tornare più forte espandendo il piacere.
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